28.12.06

Escritores inventando ciudades: Calvino


Qué mejor para terminar con el aburrimiento y la desocupación que reconstruir cada día una ciudad que insiste en desaparecer. Falta creatividad en este mundo descartable.

LEONIA (1972) da Le città invisibili di Italo Calvino.

La città di Leonia rifà se stessa tutti i giorni: ogni mattina la popolazione si risveglia tra le lenzuola fresche, si lava con saponette appena sgusciate dall'involucro, indossa vestaglie nuove fiammanti, estrae dal più perfezionato frigorifero barattoli di latta ancora intonsi, ascoltando le ultime filastrocche dall'ultimo modello di apparecchio radiofonico.Sui marciapiedi, avviluppati in tersi sacchi di plastica, i resti della Leonia di ieri aspettano il carro dello spazzaturaio. Non solo tubi di dentifricio schiacciati, lampadine fulminate, giornali, contenitori, materiali di imballaggio, ma anche scaldabagni, enciclopedie, pianoforti, servizi di porcellana: più che dalle cose che vengono fabbricate, vendute, comprate, l'opulenza di Leonia si misura dalle cose che ogni giorno vengono buttate via per far posto alle nuove. Tanto che ci si chiede se la vera passione di Leonia sia davvero come dicono il godere delle cose nuove e diverse, o non piuttosto l'espellere, l'allontanare da sè, il mondarsi da una ricorrente impurità. Certo è che gli spazzaturai sono accolti come angeli, il loro compito di rimuovere i resti dell'esistenza di ieri è circondato di un rispetto silenzioso, come un rito che ispira devozione, o forse solo perché, una volta buttata via la roba, nessuno vuole più averci da pensare.Dove portino ogni giorno il loro carico gli spazzaturai nessuno se lo chiede: fuori della città, certo, ma ogni anno la città si espande, e gli immondenzai devono arretrare più lontano; l'imponenza del gettito aumenta e le cataste si innalzano, si stratificano, si dispiegano su un perimetro più vasto. Aggiungi che più l'arte di Leonia eccelle nel fabbricare nuovi materiali, più la spazzatura migliora la sua sostanza, resiste al tempo, alle intemperie, a fermentazioni e combustioni. E' una fortezza di rimasugli indistruttibili che circonda Leonia, la sovrasta da ogni lato come un acrocoro di montagne.
Il risultato è questo: che più Leonia espelle roba, più ne accumula; le squame del suo passato si saldano in una corazza che non si può togliere; rinnovandosi ogni giorno la città conserva tutta sé stessa nella sola forma definitiva: quella delle spazzature di ieri che si ammucchiano sulla spazzature dell'altro ieri e di tutti i suoi giorni e anni e lustri.
Il pattume di Leonia, a poco a poco, invaderebbe il mondo, se sullo sterminato immondezzaio non stessero premendo, aldilà dell'estremo crinale, immondezzai di altre città, che anch'esse respingono lontano da se montagne di rifiuti. Forse il mondo intero, oltre i confini di Leonia, è ricoperto da crateri di spazzatura, ognuno con al centro una metropoli in eruzione ininterrotta. I confini tra le città estranee e nemiche sono bastioni infetti in cui i detriti dell'una e dell'altra si puntellano a vicenda, si sovrastano, si mescolano.Più ne cresce l'altezza, più incombe il pericolo delle frane: basta che un barattolo, un vecchio pneumatico, un fiasco spagliato rotoli dalla parte di Leonia e una valanga di scarpe spaiate, calendari di anni trascorsi, fiori secchi, sommergerà la città del proprio passato che invano tentava di respingere, mescolato con quelle delle città limitrofe, finalmente monde: un cataclisma spianerà la sordida catena montuosa, cancellerà ogni traccia della metropoli sempre vestita a nuovo. Già dalle città vicine sono pronti con i rulli compressori per spianare il suolo, estendersi nel nuovo territorio, ingrandire se stesse, allontanare i nuovi immondezzai.

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